You can’t always get what you want – ovvero bisogna avere pazienza coi clienti

Oramai tutti abbiamo le nostre storie da raccontare sui clienti (e parenti) serpenti che vogliono cose impossibili: quelli che ti chiedono le cose piu’ assurde, quelli che vogliono un sito completo in 3 giorni a partire da ieri, quelli che dicono una cosa e poi ne intendono un’altra.. insomma ce n’e’ da scrivere un paio di enclicopedie.
E anche sui blog che seguo sento parlare spesso di queste cose, da Francesco Gavello a Your Inspiration Webdesign passando per Italian Webdesign e Laura De Masi.

Ma c’e’ ancora una categoria di clienti, quella piu’ infima e subdola, quella che ti prende la malaria solo al pensarci: sono i clienti della Old Generation.
La Old Generation e’ quella categoria dipersone che hanno sulle spalle un’esperienza da non scherzare, si sono fatti da soli, hanno speso soldi e fatica per raggiungere i loro obiettivi e adesso si godono il frutto dei loro investimenti. Entrati poi nell’era del computer hanno sfruttato questo potente mezzo, consigliato dai figli o dai nipoti, per entrare di prepotenza nel nuovo mercato.
E’ qui che di solito cominciano i problemi. Voglio citarvi le storie di due persone che, per anonimato, chiamero’ Eliana Molteni e Silvano Bruzzetti-Savoldi.
Ah gia’, l’anonimato.. vabbe’, sara’ per la prossima volta =)

Caramellare le federe dei cuscini in color mérd glassé

La prima storia che voglio raccontare e’ quella di Eliana, ha una decennale esperienza nell’interior design e gestisce la sua attivita’ a Lugano (Molteni SA- Design d’Interni); ho conosciuto Eliana quando frequentavo la SUPSI, facevo colazione in un bar vicino al suo atelier e mi sono sempre persa nel guardare le sue vetrine cosi’ belle ed armoniose. Abbiamo simpatizzato e per tutto il semestre ho continuato a frequentare il suo atelier per imparare sul campo; ricordo che mi parlo’ di questo o quel cliente un po’ strambo ma ce ne fu uno di cui conservo ancora un ricordo vivido.
Il signor Gambalunga (stavolta l’animato e’ d’obbligo, pena la querela =P) si reco’ da Eliana per avere una cosnulenza sull’arredo – sulla carta – di un nuovo locale ove sarebbe stata installata la nuova succursale della sua azienda; optarono per colori pastello nei toni del’indaco e del malva con tutta una serie di accessori coordinati, dalla scrivania dirigenziale ai cuscini per adornare il salottino d’attesa.
Il signor Gambalunga era quasi ottuagenario e aveva alle spalle il bagaglio culturale di un contadino (quelle persone che se la saprebbero cavare anche dopo la terza guerra mondiale), parlava come Charlie Brown e aveva un cagnolino che sembrava la brutta copia del Piccolo Aiutante di Babbo Natale; era solito rimediare tutto seuendo i consigli della nonna (che all’epoca di Napoleone era gia’ vecchia). Chiese, cosi’ per sfizio, di poter avere anche le tende e i tessuti in coordinato. Eliana pensava che si trattasse di qualcosa color malva, al massimo color decotto di malva tiepido. Ma Gambalunga pareva non essere della stessa opinione, dopo giornate a consultare cataloghi di arredamento e tessuti in generale, ecco la meravigliosa idea di Gambalunga: il color mérd!
Ma non un color mérd particolare, un color mérd glassé!

E come.. sarebbe.. ehm.. questo color mèrd?” – chiese scioccamente Eliana.
Mérd! Mérd!” – la rimbecco’ Gambalunga.

Io gia’ a sentir parlare di quel colore sarei morta dalle risate.. che poi, pensiamoci bene, un ambiente verde sottobosco marcito con inserti in color mérd (e per di piu’ glassé – eh, provateci voi a glassare la cacca!) ti fa proprio venire la voglia di prendere la Gazzetta e infilarti nel bagno per almeno un paio d’ore!
Fatto sta che nessun colore pareva essere quello giusto, Eliana penso’ pure che Gambalunga le portasse un contenitore con le sue palline di cacchina santa come campione… ma al trash non c’e’ limite!
Ed ecco che arriva il nostro sior Gambalunga con un sacchettone della Migros d’altri tempi e ne estrae due cestini; almeno all’apparenza lo sembravano. Avete presente quando le nonne inamidavano i centrini con lo zucchero? Mia nonna lo faceva e io, da piccola, immancabilmente ne ciucciavo le punte.. comunque, i cestini in questione erano fatti con lo stesso principio solo che al posto dello zucchero inamidante c’era il caramello (fatto con zucchero di canna caramellato in pentola) e al posto dei centrini c’erano le federe scampate alla rivoluzione Russa.

Sa, ai tempi della guerra si doveva fare con quello che si aveva, quindi i cestini del pane li faceva mia nonna, filava e cuciva e stirava e rammendava.. e poi creava questi cestini con le federe vecchie. Faceva il rivestimento  delle sedie con le lenzuola..

..ed eviterei di sapere che cosa ci facava con le mutande! Insomma, l’idea di Gambalunga era quella di avere i tessuti d’arredo non solo dello stesso color mérd glassé ma tenere i cestini (brutti come la fame) e farne addirittura degli altri come simbolo della solidita’ generazionale della sua azienda.
Eliana ha avuto una pazienza certosina nello spiegare che non era adatto, il colore faceva proprio cag… ha proposto soluzioni innovative, senza strappi nella continuita’ generazionale, ha mostrato al cliente fuffantamila diversi abbinamenti concilianti.
Mentre Eliana raccontava io mi immaginavo cliente, entro in quell’ufficio a meta’ tra lo studio di un dentista pazzo e un boscaiolo irascibile, vado alla reception dove la bisnonna di Rita Levi Montalcini mi accoglie e mi offre una mentina (ve le ricordate le mentine? le davano di resto negli anni ’70 assieme ai gettoni del Superal nelle botteghe) da pescare in quella specie di cesto color merdina stinta appena tiepida.. brrrr!


(c) She likes cute

Ma Gambalunga non ne volle sapere, mise sul tavolo biglietti da mille franchi sbraitando che lui era questo e quello e che poteva comprare tutto.. la frase di risposta di Eliana fu: “Gentile Signore, lei e’ di sicuro ricco e potente e puo’ comprarsi quello che vuole.. si ricordi solo che la merda e’ gratis!

Se qualcuno ruba un fiore per te sotto sotto.. e’ un ladro!

Sembra banale, una frase cliche’ come uno sfotto’ anni ’80, ma c’e’ della grande saggezza sotto.
Silvano Bruzzetti-Savoldi si e’ oramai ritirato dalle scene pubbliche, negli anni ’60/70 e’ stato un designer ticinese di rilievo e ha contribuito allo svecchiamento di molte pubblicita’ rurali tipiche della regione Insubrica. Aveva uno studiolo a Mendrisio, nel cuore del Magnifico Borgo, dove lavorava con la moglie Erika e le figlie Dianna e Minea. Project designer, si occupava per lo piu’ di consulenza alle aziende, sviluppando le corporates identities e tutto quello che poteva ruotare attorno al merchandise di un determinato prodotto (non posso non citare il suo contributo nella realizzazione di alcune campagne Moleskine).
E’ negli annali della storia del design autoctono la sua avventura con Gerard Brunner-Bauch, losannese di nascita ma ginevrino di adozione, grande industriale delle vernici a livello svizzero; lo zio Gerardo viene in vacanza in Ticino, si affascina al luogo e stringe amicizia con Silvano ed Erika; affida loro delle commissioni per la sua azienda e i lavori eseguiti lo stupiscono a tal punto di voler affidare loro la campagna per la nuova vernice da carrozzeria.
Le richieste dello zio Gerardo pare siano state degne di Christo e Jeanne-Claude, allestimenti da paura, luci strobostopiche alla Tony Manero, budget da due lire.
Ovviamente Silvano cerco’ di fare del proprio meglio, senza tralasciare il buon gusto che contraddistingueva il suo lavoro da quello dei graffitari popolari. Il risultato fu soddisfacente per lui ed entusiasmante per lo zio Gerardo. Su queste basi prese il via una lunga collaborazione fatta di stramberie francofone e serie realizzazioni locali fatte con grandi salti mortali per rientrare nel budget.

Ecco pero’ il colpo di scena: lo zio Gerardo commissione a Silvano il design di quattro camion trasporti della sua flottiglia: per la cifra di 2800CHF dell’epoca (al cambio odierno sarebbero 5000Euro) voleva che i camion fossero tutti sabbiati. Cioe’ voleva che fosse applicato uno strato di (abbondante) colla vinilica sul camion e poi un bello strato di sabbia vera. Insomma, un Art Attack gigantesco!
La cosa era impossibile sotto vari punti di vista: la sabbia si sarebbe scollata preso, la colla vinilica fa presa fino a un certo punto, nel budget era impossibile starci! Il costo della colla vinilica era proibitivo e poi non era certo un bel progetto. Sta di fatto che al rifiuto di Silvano l’insistenza di Gerard si fece molto piu’ pressante, anche se non era disposto a sborsare un rappen di piu’ di quello stanziato. Lui voleva assolutamente quel tipo di lavoro e cito’ aneddoti e aneddoti su come da piccolo lui lavorasse con la colla vinilica fatta in casa con la mamma…


(c) Lindsay Phillips

Silvano fu preso per sfinimento e risuci’ infine a convincere la moglie a prestarsi a quel lavoro, con l’assicurazione di Gerard che avrebbe pensato lui alla colla.
Realizzarono quel coso obbrobrioso su ogni camioncino, inutile dire che era come vedere un castello di sabbia su ruote e, al primo acquazzone, la mota che si formo’ a terra fu da Guinness.
Basta cosi’? No!
La Gendarmeria fece presto visita a Silvano per parlare di un certo lotto di colla, risultata poi rubata, in una fucina Bellinzonese. Scaricando tutte le responsabilita’ sul committente ginevrino, Silvano ne usci’ pulito e con tante scuse da parte della Gendarmeria mentre il povero Gerardo dovette pagare cifre inusitate, per l’epoca, per pagare la colla rubata. Ma siamo alla frutta!! Rubare la colla vinilica!

Cosa accomuna queste due persone?
L’eta’ un poco avanzata e il desiderio di vedere realizzato quello che vogliono a tutti i costi.
Questi sono i clienti peggiori, sarebbero capaci di murare la nonna in camera da letto per avere un quadro realista!
La mia piccola esperienza mi porta a parlare di un cliente facoltoso per il quale ho realizzato un solo arredo: un vano doccia termico con disegno di una bella donna popputa che con il freddo restava vestita e con il caldo dell’acqua si spogliava del tutto.
Non e’ stato facile realizzarlo e ringrazio ancora il tipografo per la sua pazienza, ma anche trattare con questo signore e’ stato sfiancante =)

E voi?
Clienti difficili – oltre la norma –  da segnalare? =)

full-stack graphic designer | social media manager | blogger, autrice e saggista | appassionata di Giappone, poker e pianoforte | mai senza occhiali da sole | attaccabrighe per natura