“Vedo cose che non ci sono”

Riporto una notizia pubblicata su ArtsBlog da Penelope di Pixel, il titolo mi ha molto incuriosita, tanto da andare a spulciare bene bene le biografie dei curatori e tutto quello che vi gira intorno.

Dal 25 maggio al 10 settembre, l’Istituto Polacco di Roma in collaborazione con il Museo d’Arte Moderna di Varsavia inaugura l’evento speciale “Vedo Cose che non ci sono”, a cura di Sebastian Cichocki e Ana Janevski, presso la sede dell’Istituto in Via della Colonna 1.La mostra indaga un tema su cui spesso mi è capitato di riflettere: il museo e il suo bisogno quasi compulsivo di accumulare oggetti, che trasforma l’istituzione in una macchina per la stesura, la redazione e la rappresentazione della storia dell’arte. È questo il luogo in cui gli oggetti dell’arte e le loro storie (almeno quelle riconosciute istituzionalmente) trovano il proprio posto nella storia e nella nostra memoria, mescolati al modo in cui li troviamo esposti o non esposti (rotazione di magazzino) e in sintesi alla forza con cui entrano o vengono assorbiti dai meccanismi di legittimazione del potere e del prestigio.

Il concept della mostra riprende questo spinoso argomento in modo sottile. I lavori analizzano il processo di “stravolgimento” delle narrazioni storiche ufficiali e dei metodi con cui vengono riportate le biografie individuali operando una manipolazione del linguaggio in cui emerge “il cosa e il come” ciò debba essere ricordato indipendentemente dalla strategie adottate nei musei, dalla retorica dominante e dalle mitologie private. Artisti in mostra: Wojciech Bakowski, Tania Bruguera, Oskar Dawicki, Aneta Grzeszykowska, Sanja Ivekovic, Deimantas Narkevicius, Agnieszka Polska, Katerina Seda, Piotr Uklanski.

L’ingresso è libero.

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