Riflessione aperta sui clienti e le loro stramberie (ovvero dei Gorilla e dei Chihuahua)

Inutile buttare benzina sul fuoco, l’argomento clienti e’ sempre spinoso e se ne potrebbe parlare per i prossimi secoli (calendario Maya a parte).

Recentemente ho avuto modo di constatare, in maniera piuttosto brutale, quanto i clienti (di qualsiasi genere e natura) non perdano tempo a gettare le colpe su coloro che eseguono i lavori.
Li ho voluti dividere in due sezioni distinte: i Gorilla e i Chihuahua.

I Gorilla sono quelli che ti affidano un lavoro “statico”; tu devi eseguire esattamente quel lavoro perche’ non vi e’ scelta – per contratto. Quindi devi fare quello che ti viene richiesto di fare, e non sgarrare.

Questi pelosi primati, stressati dalle troppe banane (che forse hanno infilato in posti sbagliati) che creano nel loro stomaco gastriti e imperiture duodeniti piloriche, si accaniscono con il primo malcapitato di turno e sfogano la loro repressione alzando la voce di almeno sei toni nella scala Mercalli.

Sono intolleranti per natura, frustrati da un lavoro a senso unico che perpetrano da oramai tempo immemore e conoscono a memoria l’iter riproduttivo degli acari della polvere, ma non sanno la differenza tra un mouse e un trackball; ma sono i primi a vantarsi di conoscere il significato della parola kilobaud (letta kailobud) pensando che sia l’unita’ di misura piu’ alta rispetto al grammobaud.

Sanno tutto, fanno tutto, hanno spesso stili di vita alternativi che non mancano di lodare (fanno la sauna nella caldaia della Playhouse Mansion, vanno in montagna ma non sciano, vanno al mare ma non fanno il bagno, vanno in campagna ma non aprono le finestre, hanno un SUV per fare la spesa di domenica e la SMART per andare al lago in cima al Monte Altissimo), frequentano persone che sono le autorita’ del luogo (Sindaco, cugino del Sindaco, moglie popputa del Sindaco, sorella godereccia della moglie del Sindaco e tutti quelli che alle elementari pagavano loro il pizzo a suon di merende), hanno animali esotici (il gatto di lana d’angora, la lince ossuta delle Asturie, il Rat MUSCHE’ e il Diavolo della Tasmania) dai nomi improbabilmente idioti (Fufi, Bubi e Giugy, Archimedino, Pneumonas e Sharona, Zuppetta, Lollo e Fido), hanno case che al solo immaginarle va in deficit il PIL Svedese e fanno a gara per partecipare agli eventi piu’ “in” credendosi la creme de la creme (inaugurazione della casa della salsiccia, grande apertura della catena di carrettini del pollo fritto).

Sono quelli che dicono di avere la casa in campagna, in montagna, al lago, in due o tre citta’ diverse, a Crystal Lake, a Camp Jonas, a Wisterya Lane e a Monculi sopra Empoli.
Poi vanno sempre a casa della suocera che sta nei sobborghi di Modena e che fa sempre la piadina moscia e insipida.

Hanno competenze in qualsiasi campo. Si parla di golf? Loro sanno tutte sulle amanti di Taighe Vudsss. Calcio? Sanno a memoria gli schemi dell’Internazionale di Attilio Bettega. Si parla di gossip? Sanno quanti peli ha sulle cosce la Pari Silton. E di lavoro? Ne sanno una piu’ del diavolo; anzi, sono loro ad aver offerto un contratto ROCCOCOCO a tempo determinato a quella schiappetta di Satana.

Sbagliano congiuntivi, imperativi, passivi e futuribili ma guai ad ammettere che hanno sbagliato. Piuttosto che chiedere scusa o ammettere di aver avuto torto si fanno venire un attacco di cuore (per poi raccontare la buffa avventura ai dializzati del piano superiore).

I Chihuahua invece sono della specie piu’ abietta e meschina.
Sbraitano dalla mattina alla sera, hanno sempre ragione su tutto e sanno sempre tutto quello che stai per dire o per fare; ma si intendono anche di tutto in maniera proverbiale e, se messi a confronto con qualcuno che ne sa piu’ di loro, si ingegnano in mille modi pur di provare a spuntarla, arrampicandosi spesso sugli specchi unti.

Sono quelli che vogliono che tu faccia un lavoro per loro, fatto cosi’ e cosa’ ma senza quella cosa li’ e in piu’ quell’altra cosa la’. Sono soddisfatti del lavoro per i primi dieci minuti, poi cambiano idea e aggiungono le loro bizzarre modifiche – spesso da soli, causando problemi a non finire. Sono acidi e pestilenziali, spesso con dopobarba da quattro soldi comprati, a detta loro, in posti talmente esclusivi come Rooooma, Fiiiiirenzeeee, Milaaaano e Caaaaarpi (in provincia di Modena).

Hanno le idee ben chiare su tutto quello che deve essere fatto ma al momento di spiegarlo riescono ad incasinare il discorso ancora di piu’. Sono panettieri ma hanno un master in architettura delle lapidi, sono maniscalchi ma hanno quattro laure e due silvane in ingegneria elettronica, sono impiegati ma hanno il brevetto di volo parigrado a quello di Linnnnberg.
Hanno inventato gli Zeppelins (il dirigibile, non il gruppo) e sono capaci di fare un’autopsia degna del Dottor Robbins di CSI:LV ad una pulce stitica, ad occhi chiusi per giunta.
Hanno gusti davvero eclettici, sia nel vestire (pareo verde humus con collana di coralli della quasi estinta barriera corallina, scarpe color limone spremuto, borsa/borsello Adidas, anello ShaZam! delle patatite, occhiali Vague taroccati, gingilli suonanti e cellulare ifone petulante) che nel parlare (“L’aradio nin funziona..”, “Ho fatto il bacchio e il coglione” [abbacchio e rognone], “L’e’ inscia'”). E non ammettono repliche.

Oh, e anche se il lavoro l’avete fatto voi, loro si prenderanno il merito dicendo che voi avevate tralasciato quel qualcosa che avrebbe reso il tutto piu’.. piu’.. deciso, no?

 

Non chiedero’ scusa a nessuno che si senta offeso da queste mie elucubrazioni, ne tantomeno ho intenzione di sentirmi tenera nei confronti di cotali animali (con tutto il rispetto per gli animali, as usual) spocchiosi e prepotenti. Che peste vi colga da mane a sera.

full-stack graphic designer | social media manager | blogger, autrice e saggista | appassionata di Giappone, poker e pianoforte | mai senza occhiali da sole | attaccabrighe per natura