La “Particella di Dio” – Designer Edition

Mi scuseranno gli astrofisici ed i fisici se prendo in prestito il soprannome del Bosone di Higgs (il bosone e’ una delle due classi fondamentali nelle quali si dividono le particelle) ma mi pareva la definizione piu’ realistica possibile.
In un precedente articolo a proposito del nuovo background di Twitter parlavo della Spirale Aurea (o Proporzione Divina), argomento ripreso da Sara di Your Inspiration Web in modo chiaro ed esaustivo (brava Sara!) ; mi sono poi imbattuta nelle varie discussioni tra scettici e non a proposito della validita’ del LHC (Large Headron Collider) del CERN. Ora, che c’entra tutto questo con il design?
C’entra (e se un c’entra ci si fa entrare, si suol dire a Firenze!) eccome: esiste una dicotomia assiale tra buchi neri quantistici e bischeri informatici che secondo me andrebbe analizzata molto a fondo; in un momento di fannullonismum aggravatum mi sono permessa di studiare questo fenomeno.

Che cos’e’ la Particella di Dio?

Wikipedia riporta questa definizione:

Il bosone di Higgs è un ipotetico bosone massivo e scalare previsto dal modello standard. Qualora esistesse, sarebbe l’unica particella del modello a non essere stata ancora osservata.
Esso giocherebbe un ruolo fondamentale in quanto portatore di forza del campo di Higgs, che secondo la teoria permea l’universo e, mediante rottura spontanea di simmetria dei campi elettrodebole e fermionico, conferisce la massa alle particelle. La sua importanza è anche dovuta al fatto che può garantire la consistenza del modello standard, che senza di esso descriverebbe processi con una probabilità maggiore di uno, risultando inefficace. Pur non essendo mai stata osservata, secondo una parte della comunità scientifica vi sarebbero alcuni indizi dell’esistenza di questa particella.

Ecco come apparirebbe il Bosone di Higgs (da non confondere con il Nasone della Hack) nell’immagine elaborata dal team di Roberto Contri dell’Universita’ di Genova:

Che cos’e’ il Vuoto Cosmico del Designer?

Una definizione ben precisa non l’ho ancora trovata, ma possiamo elaborarla al momento:

Il Vuoto Cosmico del Designer e’ un ben affermato ammasso di antimateria grigia, inutile, inane, infecondo e superfluo che si colloca nella scatola cranica. Qualora non esistesse farebbe la felicita’ di almeno un gozziglione di persone. Esso giocherebbe un ruolo findamentale in quanto portatore di inerzia intellettuale che secondo la teoria permea l’universo degli imbecillli (con 3 L perche’ son davvero tanti) e, mediante rottura spontanea di palle, conferisce massa solida ad un convulso ed insulso mucchio di pensieri sconnessi. Si fa riferimento a questa definizione ogniqualvolta un designer conclamato si serve di strumenti errati per la costruzione di una qualsivoglia pagina web.
Pur non essendo mai stata identificata la zona incriminata, secondo tutta la comunita’ grafica vi sarebbero fin troppi di questi Vuoti Cosmici.

Ed ecco quindi come appare il Vuoto Cosmico visto in una radiografia dettagliatissima effettuata su un soggetto poco piu’ intelligente dei designers in questione:

 

Perche’ alcuni designer non paiono essere affetti dal Vuoto Cosmico?
Questa e’ una domanda molto dibattuta; ci sono posizioni contrastanti e le piu’ fervide ed antiche vogliono nello studio la nascita’ dell’immunita’ a questo male.
Sicuramente una profonda cultura e conoscenza della materia aumenta il senso critico personale garantendo una secrezione di intelligentociti che vanno a popolare le aree subaracnidee; secrezione che non avviene nei soggetti a rischio (che poi diventeranno conclamati) a favore di una meiosi (divisione cellulare) substupidifera dei cromosomi XYZ e K2. La classica forma ad asparago dei cromosomi K2 e la colorazione tra il verde muffa e il verde marcio e’ sintomo primo delle turbe statiche sul rachide che coinvolgono gli speroni cerebrali.

Nella figura sottostante si puo’ notare la classica forma a “mazzetto” dei cromosomi K2. Ma la loro peculiarita’ e’ ben lungi dall’essere quella di una comune verdurina!


Grazie infatti ad una massiccia dose di sbirulina-pippettina-clorosolfata (SB2PP4ClS16) che influisce sul Ponte di Varoglio – impedendo quindi a Varenne di guadarlo – le cognizioni tecnico-pratiche del giovane malato vengono alterate fino all’inversomile, portandolo a scambiare il linguaggio HTML per una forma arcaica di comunicazione degli Omaticaya.
Parallelamente i Fogli o Faraglioni di Stile assumono nelle donne le sembianze di scarpe con tacco 12 e reggiseni PushPushPushPushPushUp.
Negli uomini si traducono in genere in due chiappe femminee insaccate tra un filo interdentale ed una Porsche Carrera.

Quali sono le cause piu’ evidenti della sofferenza?
Innumerevoli, secondo l’opinione di molti studiosi.
L’elencazione avrebbe portato questo articolo a dilungarsi all’infinito, ma visto che tra poco mi scade il parchimetro ho preferito mostrare le prove evidenti (carta canta, dice l’ubriaco) della malattia ai suoi vari stadi.

Stadio 1 – L’autoconvincimento da autoapprendimento da autoerotismo da tubero esotico.

Stadio 2 – Il rifiuto dell’evidenza come sintomo di autocompiacimento da autoconvincimento da autoapprendimento da autoerotismo da tubero esotico.

Stadio 3 – L’ascesa al tempio dell’asinina sapienzzza (un sapiente che si rispetti ha almeno 3 zeta) con tanto di scaricamento di crack per Suite Adobe (sperando funzionante) una volta al giorno.

Arginare il fenomeno e’ quantomai impossibile, solo pochi casi risultano essere guariti grazie ad una massiccia dose di cultura iniettata via fleboclisi.. i risultati piu’ evidenti di questo rinsavimento sono visibili nelle strutture HTML e CSS (ma anche PHP et similia): perfette (o quasi) e ben commentate.
Al contrario i malati cronici riconosciuti anche dalle piu’ infime Casse Malati passano le ore a copiare pezzi di codice qua e la’ per inserirli in punti piu’ o meno etnici del codice esistente; allo Stadio 3 arrivano addirittura a copiare l’intera struttura, senza peraltro cambiare le definizioni delle META TAGS.

Al tempo era stato istituito il Fondo Punti e Virgole, oramai caduto in disuso.. mentre ai giorni odierni sarebbe plausibile istituire il Fondo Codice Autonomo da sostenere sempre e comunque.
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full-stack graphic designer | social media manager | blogger, autrice e saggista | appassionata di Giappone, poker e pianoforte | mai senza occhiali da sole | attaccabrighe per natura