Darrell Hanley: sul perche’ ho smesso di usare crowdSPRING

Darrell Hanley e’ un bravo graphic designer ed un altrettanto bravo fotografo a stelle e strisce; fondatore del gruppo DesignWorldGroup su deviantART. Come designer ha riscosso un discreto successo ma quello che piu’ colpisce di lui sono le ingerenze con la fotografia, una tecnica che padroneggia grazie anche alla sperimentazione continua.

Ha scritto un articolo molto interessante, che mi sono ripromessa di trattare, riguardo a crowdSPRING, un conosciuto supermarket dove si possono vendere a clienti logotipi e webdesign gia’ confezionati.

C’e’ davvero del torbido nel modo in cui crowdSPRING e molti siti similari si pongono sul mercato professionale, con un modus operandi speculativo che spesso fa accapponare la pelle; AIGA (l’Associazione Internazionale dei Professionisti del Design) ha da tempo istituito una campagna per educare e sensibilizzare non solo i web designers ma anche i clienti che si rivolgono ad esperti qualificati, ad un approccio meno speculativo e piu’ originale ed artigiano: e’ la NO!Spec dove i giovani vengono caldamente invitati a non servirsi di siti come crowdSPRING – questo sia per evitare grafiche a campionatura, sia per preservare e proteggere il valore della vera industria del design che si fonda su un equilibrio di originialita’ e creativita’.

Darrell ha condiviso in pieno la filosofia di AIGA non tanto per quanto un servizio del genere possa degradare l’industria del design (e del web design potrei aggiungere) ma perche’ la considera una grossa perdita di tempo.

Il problema con crowdSPRING e’ che la concorrenza accanita di 200 o piu’ persone non si basa sulla qualita’ e sulla professionalita’ ma piuttosto su una specie di lavorazione a catena di progetti anche poco costosi; non esistono sistemi di feedback che possano far crescere lavorativamente i designer poiche’ spesso le critiche proposte vengono affrontate dal punt di vista opposto a quello dell’eventuale cliente.

E, a proposito del cliente, quando viene proposto un lavoro da eseguire non si hanno specifiche ma solo generalizazzioni su quello che il cliente pagante vorrebbe avere, facendo seguito ad una sfilza di esempi grafici (tutti di logotipi gia’ esistenti) a cui fare riferimento per una “ispirazione”, compresi famosi brand come Apple, Nike, FedEX, UPS e cosi’ via.
Ovviamente marchi di questo genere non possono essere copiati senza andare a scontrarsi con critiche e, a volte, cause di plagio sia dall’azienda che dal disegnatore del logo stesso (che lo ha realizzato ad un prezzo esorbitante).

Allora perche’ copiare semplicemente un logo?
Forse per essere piu’ “riconoscibili” a livello grafico ma la realta’ e’ che le aziende (ovvero i clienti) che fruiscono di quel servizio non sono aziende del calibro di Apple o Nike; hanno culture, identita’ ed ideologie ben differenti tra di loro e che necessitano di uno sviluppo grafico diverso.
Di fatto la realizzazione di un logo (o di una corporate) include dei passaggi ben noti ai designer, a partire dalle analisi che sempre piu’ spesso vengono scartate dai clienti; l’impatto di un logo su di una compagnia deve essere a doppio senso e non a senso unico.

Sfortunatamente la conoscenza del lavoro da sviluppare per il cliente viene quasi azzerata e confusa con quello che il cliente cerca o sta cercando nel mare delle similitudini grafiche e nell’oceano della generalizzazione: indicazioni del target come “tutte donne” o “businessmen” non rappresentano qualcosa di specifico come “donne more sotto i 30 anni, single, senza figli e con casa di proprieta’“. Le web e graphic agencies non possono fare miracoli nello stilare le conditio sine qua non; non esiste al mondo una categoria di lavoratori che non venga inglobata nella “categoria lavoratori“, e’ come dire al Diavolo che e’ un Belzebu!

Senza indicazioni vere e proprie il lavoro sara’ vago e approssimativo.
Facciamo un esempino pratico: se il cliente dichiara che il suo target sono “uomini che lavorano” e negli stili preferiti figurano loghi di Audi o Ferrari, per me – creatrice del logo o della corporate – potrebbe voler dire che questi uomini che lavorano fanno un lavoro da parecchi zeri al mese e creero’ un brand ispirato al lusso [questa e’ una generalizzazione molto semplificata] con forti dosi di testosterone.
Ma se alla consegna del lavoro il cliente mi dovesse dire: “ma… veramente noi siamo un sindacato di idraulici comunali che nel tempo libero vanno a ballare il liscio nella balera..” allora ho sprecato del tempo, ho sprecato delle energie e si puo’ diffondere la voce che io non so lavorare, non so capire il cliente e soprattutto che prendo lucciole per lanterne!
Provate a smentirmi =)

In sostanza i clienti di crowdSPRING non vengono assistiti con degli strumenti validi per essere portati alla conclusione della transazione con soddisfazione.

Pagare un designer – che sarebbe l’alternativa a questo tipo di servizio – e’ indubbiamente piu’ costoso ma permette una maggiore comprensione, un follow-up costante, insomma, tutta un’altra storia..
E anche questo aspetto viene analizzato da Darrell che evidenzia quanto i clienti ed i designers siano separati gli uni dagli altri, accentuando una certa mancanza di costante comunicativita’ man mano che il lavoro viene portato avanti; cosa ancora piu’ singolare e’ che pure i designers connessi tra di loro subiscono questo processo: dismessa completamente la funzionalita’ dei bottoncini “Mi piace questo lavoro” e portata in auge la competizione per dimostrare di essere migliori degli altri, non resta altro che la sezione dei forum dove tutti (o quantomeno la maggior parte dei deisgners) si lamentano di non avere avuto feedback, riscontri, lavori veleggiando verso sempre meno velate accuse di plagio gli uni con gli altri.

Tralascero’ la parte riguardante la NDA (Non-Disclosure Agreement) e tutto quello che ne deriva, visto che di “legalese” ne so poco e gia’ al solo pensiero l’unico neurone rimastomi comincia a sbattere la testa contro il cranio =)
Potete leggere questa parte sull’articolo originale nella pagina personale di Darrell su devinatART o sul blog del gruppo (sempre su deviantART).

full-stack graphic designer | social media manager | community manager | blogger, autrice e saggista | appassionata di Giappone, poker e pianoforte | mai senza occhiali da sole | attaccabrighe per natura